11) Valla. Un giudizio sugli stoici.
I filosofi stoici hanno cercato di mascherare la loro pigrizia con
la teoria della superiorit della vita contemplativa su quella
attiva, in cui risiederebbe la loro beatitudine.
L. Valla, Del vero e falso bene (pagina 6).

Dovrebbero vergognarsi una buona volta, delle loro sciocchezze e
dei loro vani discorsi, essi che, mentre approvano a parole le
cose che non fanno, deplorano quelle che fanno. Quanto ai pi
vigorosi, che comprovano coi fatti la durezza del discorso, essi
furono tali quali ora dico, e non serbarono per s alcuna cosa, n
in s n negli altri. Per rivelare l'origine dell'onest a me
sembra che abbiano agito cos non secondo una ragionata decisione
ma per pigrizia. Stimo infatti e ritengo che ci siano stati degli
uomini, come ce ne sono tuttora, amatori dell'incuria, e
dell'ignavia, i quali per il fastidio di procurarsi le cose
necessarie, hanno preferito vivere codesta vita incolta e orrida.
E poich questo veniva loro rimproverato come un vizio,
escogitarono un'ostinatissima difesa della propria turpitudine,
come coloro che preferiscono difendere il proprio delitto
piuttosto che abbandonarlo, e introdussero un nuovo dogma, tanto
lontano dal senso comune, quanto la loro vita si era allontanata
dall'uso comune. Onde accadde che furono disprezzati da tutti, e
tutti, a loro volta, ostinati nella loro opinione, essi
disprezzarono. Come vediamo che fanno le scimmie, le quali quando
sono schernite dai fanciulli per le loro oscenit li scherniscono
a loro volta. Quali vergogne, quali confusioni, quali tormenti
dunque pensiamo debbano sostenere e soffrire le nostre scimmie,
voglio dire gli Stoici, quando si accorgono che sono considerati
come scimmie? E quindi si vantano sempre di essere beati e
beatissimi, mentre nessuno  pi infelice di loro. Come pu essere
beato chi si pasce di vento, per non dire che  oberato di tutti i
mali? Ci comprese quel famoso Diogene, il quale, lo giurerei, si
uccise per fastidio della vita...
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
sesto, pagina 921.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1. Capitolo
Uno.
12) Valla. Epicureismo, stoicismo e cristianesimo.
Lorenzo Valla confronta lo stoicismo e l'epicureismo con il
cristianesimo e conclude che la dottrina di Epicuro  pi
cristiana di quella degli stoici. Gli stoici rassomigliano di pi
ai farisei; gli epicurei ai sadducei.
L. Valla, Del vero e falso bene (pagina 6).

[...] Torniamo ora a giudicare della vostra disputa e alla
dimostrazione del vero bene. Uno definisce il solo o il sommo bene
come onest, l'altro come piacere: due scuole filosofiche
contrarie tra loro, e ciascuna difende la sua. E cos  accaduto
molto a proposito, ed io l'ho sopportato volentieri, che abbiamo
voluto parlare come antichi filosofi. In questo modo apparir pi
facilmente il loro comune errore: e tanto pi simpatico appare ci
che avete fatto in quanto avete trattato quasi di proposito delle
due scuole, per esprimere il mio pensiero, le pi nobili fra
tutte. Di ci oltre a molti altri,  segno il fatto che negli Atti
degli Apostoli sono ricordati solo  gli Epicurei e gli Stoici,
che, si vede, fiorirono pi degli altri, in quel tempo nello
stesso domicilio degli studi, Atene, nutrice della filosofia.
Sarebbe meglio tuttavia che affermaste i dogmi di Dio invece dei
loro, tu Catone quello stoico e tu Vegio quello epicureo, e non vi
foste mostrati, per amore di esercitazione o di novit,
compiaciuti nel riprodurre la materia e il costume di disputare
degli antichi [...].
Quindi per dare finalmente la mia sentenza, dico cos. Poich i
filosofi che hanno predicato l'onest hanno voluto che non ci
fossero premi, o solo incerti e vani, dopo questa vita che
viviamo, e hanno posto il sommo bene nell'onest, mentre gli
Epicurei, l'hanno posto nel piacere, pur condannando gli uni e gli
altri, mi pronuncio in favore degli Epicurei (non in tuo favore,
Vegio, n contro di te, Catone, che siete obbligati dal sacramento
di un'altra milizia), e contro gli Stoici, che condanno per due
ragioni: una perch affermano che la virt  il sommo bene,
l'altra perch hanno mentito, seguendo una vita diversa da quella
che professano, lodatori delle virt e amanti dei piaceri, anche
se meno degli altri. Amanti, in ogni caso, della gloria che
inseguivano con le mani e coi piedi. E se qualcuno non mi crede,
creda ai nostri saggi i quali non dubitarono di dire: il filosofo
animale avido di gloria. E qual meraviglia se ci accadde a coloro
che erano lontani dalla vera religione, quando vediamo che ci
accade pure agli Ebrei? Ritengo infatti che i Farisei possano
assai bene essere paragonati agli Stoici. Simili agli Stoici
infatti, i Farisei custodivano o fingevano di custodire i precetti
della legge dei Giudei, non per la giustizia ma per la gloria,
come per avere i primi posti a tavola, essere salutati per primi
nel foro, essere chiamati Rabbi, apparire osservanti del digiuno
e cose simili. Inoltre per i guadagni, poich la razza dei Farisei
era avidissima, come anche quella degli Stoici. Per i Farisei la
cosa  pacifica: quanto agli Stoici, per provare ci con un
esempio solo, Seneca, il principe dei nostri Stoici, diede pi
precetti intorno alla povert di quanti non ne abbia dati Diogene;
ma Giovenale dice di codesto maestro di povert: gli orti del
ricchissimo Seneca. E ci hanno ricordato pure Svetonio
Tranquillo e Cornelio Tacito e molti altri. Tuttavia, per non
tacere degli Epicurei che pure condanno, come confronto gli Stoici
coi Farisei, cos paragono gli Epicurei ai Sadducei: poich i
Sadducei, quasi avessero letto non Mos ma Aristippo, non solo
negavano la resurrezione, ma pure che ci fossero gli angeli e gli
spiriti.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
sesto, pagine 921-924.
